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Andromeda in look ultravioletto

Il satellite Swift della NASA riprende una sensazionale immagine della galassia a noi più vicina

È di certo uno degli oggetti celesti più fotografati, essendo la galassia più grande e più vicina alla nostra Via Lattea. Nessuno, però, l'aveva vista così prima d'ora. Il satellite SWIFT della NASA, nella sua indefessa caccia alle esplosioni cosmiche, ha scattato una sensazionale immagine di Andromeda in tutta la sua bellezza ultravioletta. Quello che possiamo ammirare in foto è il ritratto ad alta risoluzione più nitido in questa lunghezza d'onda di M31, la sigla con cui viene frequentemente chiamata Andromeda perché inserita al 31esimo posto nel celebre catalogo di Charles Messier.

“SWIFT ha mostrato circa 20 mila sorgenti ultraviolette di M31, specialmente giovani stelle ardenti e densi ammassi stellari”, ha detto Stefan Immer, scienziato del Goddard Space Flight Center della NASA. “È particolarmente significativo il fatto che abbiamo mappato la galassia con tre filtri ultravioletti. Questo ci ha permesso di studiare i processi di formazione stellare di M31 con un dettaglio nettamente maggiore rispetto al passato”.

 

M31 si trova a due milioni e mezzo di anni luce da noi (cioè è così distante che la sua luce impiega circa due milioni e mezzo di anni per raggiungerci), si estende per 220 mila anni luce e ospita centinaia di miliardi di stelle. In un notte limpida, è visibile a occhio nudo. È l’oggetto celeste più lontano osservabile senza strumenti. L'immagine di M31 resa pubblica dalla NASA è in realtà una composizione di 330 foto scattate tra il 25 maggio e il 26 luglio 2008 dal telescopio ottico ultravioletto di Swift a tre differenti lunghezze d'onda (192,8 - 224,6 - 260 nanometri). Il mosaico finale è stato ottenuto assemblando una formidabile mole di dati, pari a 85 gigabyte di immagini, un lavoro che ha impegnato i computer della NASA per 10 settimane.

 

 

Perché si sia  stato scelto di osservare Andromeda nell'ultravioletto lo spiega Paolo Giommi, direttore dell'ASI Science Data Center: "La luce emessa nelle varie bande energetiche oggi accessibili da terrae dallo spazio, come l'ottico l'ultravioletto, l'infrarosso, i raggi X, fornisce informazioni molto diverse delle sorgenti celesti che vengono osservate. In questo caso, i raggi ultrvioletti, emessi in abbondanza dalle stelle molto giovani, ci danno una visione chiara delle zone dove si stanno formando le nuove generazioni di stelle nella vicina galassia di Andromeda"

 

Cosa abbiamo scoperto di nuovo? Per prima cosa – scrive la NASA – emerge l'impressionante differenza tra il rigonfiamento al centro della galassia e i suoi bracci a spirale. Il nucleo è più levigato e più rosso perché è pieno zeppo delle stelle antiche e fredde. “In questa zona centrale si formano pochissime nuove stelle perché si è esaurito gran parte del materiale necessario per la loro formazione”, ha detto Immer.  Al di là del nucleo scintillano densi ammassi di stelle blu, giovani e calde. M31 è una galassia a spirale, come la Via Lattea. Come nel nostro caso, il disco e i bracci a spirale di M31 contengono gas e polveri in quantità. L'enorme disco, largo 150 mila anni luce, è una vera e propria fabbrica di nuove stelle: un “anello di fuoco” che sforna astri a ritmo insolitamente intenso. Tuttavia, che cosa alimenti questa fucina di stelle è ancora un mistero. Una possibile spiegazione proposta dagli scienziati chiama in causa le maree sollevate dalle piccole galassie satelliti che orbitano attorno a M31 e rafforzano le interazioni all'interno delle nubi di gas. “SWIFT sta scandagliando anche le galassie vicine a M31 per permettere agli astronomi di capire meglio le ragioni della formazione stellare” ha detto Neil Gehrels, “principal investigator”.

 

Swift è una missione della Nasa con un fondamentale contributo dell'Agenzia Spaziale Italiana. L’Italia ha fornito infatti lo specchio del telescopio XRT e la sua calibrazione; il software scientifico e l'archivio si trovano presso l'Asi Science Data Center, mentre la base ASI di Malindi è la stazione di Terra della missione, alla cui attività scientifica i team italiani partecipano molto attivamente. Da quando Swift è stato lanciato in orbita, nel novembre 2004, il satellite ha colto più di 400 gamma-ray bursts, lampi super-energetici associati alla nascita di buchi neri.