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Addio Space Shuttle!

Atlantis in orbita: così si chiude l'era Shuttle. Guarda il servizio su AsiTV

06 Lug 2011

A 30 anni dal primo lancio e con più di 130 missioni alle spalle, le navicelle spaziali della Nasa vanno in pensione. Dopo aver alimentato i sogni di generazioni di astrofili e assurto a simbolo della conquista umana dello spazio per tre decadi, lo Space Shuttle si congeda dal grande pubblico. E lo fa in grande stile, con l’ennesimo viaggio, l’ultima fatica prima dello stop definitivo al programma di volo americano che tante pagine di storia ha scritto: la più famosa è indubbiamente quella della Stazione Spaziale Internazionale, la cui costruzione sarebbe stata impossibile senza lo shuttle, capace di trasportare carichi giganteschi nella sua stiva e fino a 7 uomini nel suo abitacolo. Ci sono state però anche altre missioni fondamentali, come quella che ha portato in orbita il telescopio spaziale Hubble e quelle che in seguito hanno permesso di curarne la manutenzione. E poi ci sono stati incontri storici, come  il docking  con  la stazione spaziale russa Mir (il momento dell'aggancio nella foto in basso).

L’onere degli addii è affidato ad Atlantis, terzo esemplare dei cinque che compongono la gloriosa flotta, che dalle 17 e 29 di oggi 8 luglio è in viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale, con la missione STS-135. Erano le 11 e 29 a Cape Canaveral quando, per l'ultima volta, si è levato in volo il razzo avvolto nella sua inconfondibile nube di fumo, accompagnata dal rombo dei Solid Rocket Boosters. L’Atlantis è in orbita con un equipaggio di tre uomini e una donna, tutti americani: il comandante Chris Ferguson, il pilota Doug Hurley e gli specialisti di missione Rex Walheim e Sandy Magnus. A bordo c'è anche un po’ di Italia perchè dentro la pancia dell’Atlantis c’è Raffaello, uno dei moduli logistici MPLM realizzati dall’Agenzia Spaziale Italiana per la Nasa e costruiti a Torino dalla Thales Alenia Space. Raffaello porterà sulla stazione orbitale rifornimenti e viveri per gli astronauti.

In Florida oltre 700 mila persone hanno raggiunto la Space Coast per assistere all’ultimo liftoff di Atlantis, il 33esimo di una carriera inaugurata nel 1985, anno in cui la navetta  ha spiccato il volo per la prima volta. Il progetto Space Shuttle nasce negli anni '60 quando la NASA rileva l'esigenza di dotarsi di un veicolo spaziale che potesse rientrare sulla terra, con un atterraggio convenzionale, su un normale aeroporto. Questo veicolo, inoltre, avrebbe dovuto essere riutilizzabile per un gran numero di missioni, in modo da diminuire drasticamente il costo dei lanci spaziali.

I primi passi in questa direzione risalgono al 1959 con il progetto dell’aerorazzo North American X-15, un mezzo al limite tra aereo e veicolo spaziale. Altri esperimenti furono poi condotti con alcuni velivoli sperimentali, i cosiddetti "lifting bodies", che servirono a dimostrare la fattibilità delle tecnologie da applicare ad un tale progetto. Queste macchine volanti erano prive di appendici alari e ad esse appartiene una serie di progetti (in gran parte rimasti allo stadio teorico) che avevano lo scopo di verificare la fattibilità di un’astronave capace di rientrare nell’atmosfera ed atterrare in maniera convenzionale, come un qualsiasi aeroplano.

Il 31 Gennaio 1969 la NASA inviava alle maggiori industrie aerospaziali statunitensi una "richiesta di offerta" (ovvero una RFP - Request for Proposal) per la progettazione di un sistema di trasporto spaziale riutilizzabile. La gara veniva vinta il 26 Luglio 1972 dalla Rockwell International, che presentava un progetto nel quale lo Space Shuttle Transportation System (come viene definito dalla NASA il sistema di trasporto spaziale) era costituito da una navetta (chiamata anche Orbiter), un serbatoio esterno per l’idrogeno e l’ossigeno liquido (che avrebbero alimentato i tre motori principali della navetta durante la fase preorbitale) e da due booster a propellente solido (SRB). Il primo esemplare della navetta, l’Enterprise (l'OV-101), destinata alle prove di volo, usciva dalla fabbrica il 17 Settembre 1976, mentre pochi giorni dopo venivano completate le modifiche all’aereo Boeing 747 destinato ad ospitarla sul dorso durante le prove e che, durante la fase di routine delle missioni, avrebbe costituito il mezzo di trasporto per tutte le navette nei trasferimenti dall’aeroporto di atterraggio al Kennedy Space Center. Mentre l'Enterprise effettuava le prove in volo, prima con i voli vincolati sul dorso del Boeing 747 e poi con gli atterraggi planati sulla pista dell’aeroporto della base di Edwards, venivano completati i lavori sull’esemplare OV-102 (denominato poi Columbia), che era approntato per il primo lancio mediante l’assemblaggio con il serbatoio principale ed i due booster.

Finalmente il 12 Aprile 1981, con un ritardo di circa quattro anni sulla data inizialmente prevista, la prima missione (definita in codice STS-1) prendeva il via dal Kennedy Space Center, ai comandi degli astronauti John Young e Robert Crippen; ad essa successivamente seguiranno quelle degli altri tre esemplari costruiti: il Challenger (l'OV-099), il Discovery (l'OV-103) e l’Atlantis (l'OV-104). A seguito della distruzione del Challenger, avvenuta il 28 Gennaio 1986, che provocava la morte dell’intero equipaggio di 7 astronauti, il programma però subiva una interruzione di circa 36 mesi, nel corso dei quali venivano apportate profonde modifiche a quei componenti del sistema (i boosters) che erano stati all’origine del disastro. Le missioni dello Space Shuttle riprendevano quindi con regolarità ed il Challenger veniva sostituito dall’Endeavour (OV-105), che riportava a quattro il numero delle navette disponibili. L'altra giornata terribile dello spazio è stata il primo febbraio 2003, quando il Columbia si disintegrò nel rientro. Il programma è ripartito solo dopo due anni di fermo dei lanci, con una corsa serrata per riuscire a completare la Stazione Spaziale. Nonostante i sopracitati incidenti lo Space Shuttle si è visto protagonista di trent’anni di onorato servizio durante i quali sono state portate a termine missioni scientifiche e militari. Alla fine i voli sono stati 135 in 30 anni, e il bilancio è positivo: lo shuttle ha portato nello spazio 355 uomini, 179 satelliti e 52 carichi utili per un totale di oltre 1.700 tonnellate.

Si chiude così l’era dello Shuttle, lasciando il posto a progetti come la navicella MPCV (Multi-Purpose Crew Vehicle), presentata dalla NASA come la scommessa per il futuro. Tale velivolo rappresenta l’evoluzione di Orion, navicella del Programma Constellation che nel 2020 avrebbe dovuto ricondurre gli astronauti americani sulla Luna. Con una cabina pressurizzata ampia 20 metri cubi, l’aeromobile è stato ideato per accogliere quattro astronauti per missioni della durata di tre settimane e, stando al giudizio della Agenzia Spaziale Americana, risulta dieci volte più sicuro del suo predecessore. Con il pensionamento della generazione Shuttle, al Kennedy Space Center dovranno attendere qualche tempo prima di rivedere le tute arancioni prendere il volo dai Pad sistemati nella laguna del Merritt Island National Wildlife Refuge, sede del più importante centro spaziale Nasa. Le quattro navicelle rimanenti, però, non saranno affatto distrutte: dopo tanto lavoro potranno godere del meritato riposo tra le tranquille mura di quattro diversi musei: il Discovery andrà al National Air and Space Museum di Washington, l'Endeavour al California Scienze Center, l'Atlantis al Kennedy Space Center ed infine il protipo mai lanciato in orbita  all'Intrepid Sea, Air and Space Museum di New York. In tutti questi luoghi gli appassionati di spazio e cosmo potranno scoprire da vicino i segreti che hanno segnato la storia della conquista umana dello spazio.