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GOCE al lancio

Calcolerà il campo gravitazione della Terra con impareggiabile precisione. La partenza sarà seguita il 16 marzo dal centro ESA/ESRIN di Frascati

L’attesa è finita:  GOCE (Gravity Field and steady-state Ocean Circulation Explorer) il primo della serie di satelliti dell'Agenzia spaziale europea dedicati all’esplorazione della Terra, Earth Explorer, è pronto al lancio. La partenza della sonda, a bordo del lanciatore Rockot, è fissata per le ore 15.21 (ora italiana) il 16 marzo prossimo dallo spazioporto di Plesetsk, a circa 800 chilometri a nord di Mosca. 

 

La partenza di GOCE sarà seguita in diretta dal centro ESA/ESRIN di Frascati, dove aranno organizzati workshop per la stampa e incontri con gli specialisti della missione. L'ESA ha predisposto anche una diretta del lancio per il pubblico generale sul sito http://www.esa.int/goce

 

Per rendere possibile questa missione, l'ESA insieme a un consorzio di 45 aziende europee guidate da Thales Alenia Space, ha duvuto affrontare una serie di impressionanti sfide tecnologiche. Il satellite, di colore rosso e per questo soprannominato la “Ferrari” dello spazio, a differenza dei precedenti satellite climatici ESA come Envisat è un satellite compatto e rappresenta la nuova politica ESA, che preferisce puntare su satelliti di piccole dimensioni e specializzati su compiti specifici.

 

Lungo cinque metri, pesante una tonnellata e costato complessivamente 340 milioni di euro, GOCE osserverà la Terra volando a una quota insolitamente bassa, appena 250 chilometri dal suolo. Una caratteristica che lo rende il più basso di tutti i satelliti mai lanciati dall’ESA: in questo modo, sarà in grado di misurare le variazioni della forza di gravità della Terra, una tra le principali forze della natura, con una precisione senza precedenti. L’obiettivo della missione è realizzare, nei suoi 20 mesi di missione previsti, la prima mappa ad altissima risoluzione del campo gravitazionale terrestre. O più correttamente, dei campi gravitazionali, al plurale. Sì, perché la forza di gravità generata dal campo gravitazionale terrestre non è la stessa in tutti i punti della superficie del nostro pianeta

 

Se la Terra fosse una sfera perfetta, costituita da una stratificazione di gusci omogenei, il peso di un corpo sarebbe lo stesso in qualsiasi punto della superficie terrestre. In realtà non è così: spostandosi lungo un parallelo, il nostro peso ha piccole variazioni, in dipendenza dalla quota sul livello del mare, dalla presenza o meno di caverne sotto i nostri piedi, di bacini idrici sommersi, dal fatto che ci troviamo sulla terraferma o sugli oceani e così via.

 

Una misura accurata del campo gravitazionale terrestre, come quella che fornirà GOCE, servirà a capire meglio la circolazione oceanica, un fattore determinante per il clima terrestre. Non solo. Le analisi di GOCE permetteranno anche di seguire gli spostamenti delle calotte polari e aiuteranno a capire come e perché si muovono le placche tettoniche, movimenti che sono all’origine di alcuni tipi di terremoti.. Numerose le applicazioni per la geodesia. Sarà infatti possibile stabilire con maggiore precisione l'altezza delle montagne e la conformazione delle terre emerse, elementi preziosi anche in ingegneria civile, per esempio, per la costruzione di opere come ponti, tunnel o strade.
Per assolvere a questi compiti, GOCE è stato attrezzato con strumenti di altissima sensibilità. A bordo del satellite trova posto un gradiometro estremamente preciso, l'Electrostatic Gravity Gradiometer, uno strumento sensibile a variazioni di lunghezza di circa l'un per cento di un Angstrom (circa il diametro di un atomo). Dovrà sentire il campo gravitazione della Terra attraverso un insieme di “masse campione”, che determineranno le variazioni di valore, direzione e verso della accelerazione di gravità. È la prima volta che la tecnologia del gradiometro trova impiego nello spazio.

 


GOCE è un’evoluzione di un altro satellite che con i suoi risultati ha migliorato le nostre conoscenze sulla teoria di gravitazione universale e che a tutt’oggi permette misurazioni precise dello stato del nostro pianeta: l’italiano LAGEOS lanciato dall’ASI in collaborazione con la NASA nel 1991. E il prossimo anno, in occasione del primo lancio di qualifica del vettore VEGA, sarà messo in orbita il piccolo satellite LARES che di LAGEOS è l’erede.