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MARCO POLO

La ricerca dei corpi minori del Sistema Solare

Linea Tematica Corpi minori del Sistema Solare
Responsabilità Missione ESA-JAXA
Data Lancio Prevista per il 2017-2018
Fine Missione TBD
Fase in corso Processo di Selezione
Sito Web http://sci.esa.int/science-e/www/area/index.cfm?fareaid=108

 

Descrizione
La missione congiunta ESA-JAXA Marco Polo ha l’obiettivo di riportare a Terra campioni prelevati dalla superficie di un Near Earth Object (NEO). La configurazione allo studio prevede l’impiego di un orbiter “mother spacecraft” (dotato d strumentazione per remote sensing, del sistema di acquisizione dei campioni e della capsula di rientro), di un lander (dotato di strumentazione per la caratterizzazione in-situ della superficie ed eventualmente un sistema di acquisizione di campioni)e di una coppia di “hoppers” (dotati di camere e termometri). L’individuazione del sito di prelievo dei campioni si ottiene mediante la caratterizzazione dell’oggetto svolta in orbita dal mother spacecraft e le misurazioni in-situ svolte da lander e “hoppers”. L’acquisizione dei campioni avviene attraverso una manovra di “touch and go” da parte dell’orbiter. La durata delle operazioni in prossimità al NEO è prevista di almeno tre mesi. Il mother spacecraft si dirigerà verso Terra per rilasciare nell’atmosfera la capsula contenente i campioni.


Obiettivi Scientifici
Le finalità scientifiche della missione vanno ben oltre la caratterizzazione del singolo corpo celeste oggetto della missione: oltre a risalire agli eventi che hanno caratterizzato la storia dello stesso, si intende ottenere informazioni relative all’origine e alla evoluzione del Sistema Solare. Essendo sopravvissuti alla fase di aggregazione che ha portato alla formazione dei pianeti, i NEO hanno mantenuto le caratteristiche chimiche e fisiche dei mattoni primordiali all’origine dei diversi corpi del Sistema Solare. Inoltre, l’analisi mediante le apparecchiature disponibili sulla Terra dei campioni, oltre a fornire una risposta ai suddetti quesiti non ottenibile con tecniche in-situ, consentirà di verificare le recenti teorie di esobiologia secondo le quali le molecole organiche complesse all’origine dei primi composti biochimici siano state portate sulla Terra con le condriti carbonacee di cui sono costituiti gli asteroidi primordiali.


Contributo Italiano
Scienziati italiani con lunga esperienza nello studio dei corpi primitivi del Sistema Solare e nell’analisi di materiale di origine extraterrestre hanno partecipato alla stesura della proposta insieme ai loro colleghi europei e giapponesi contribuendo in maniera significativa alla definizione degli obiettivi scientifici della missione. Ad oggi diversi scienziati italiani hanno sottomesso ad ESA la propria dichiarazione di interesse per sviluppare strumenti per questa missione. Essi sono citati di seguito in maniera sintetica:

  • Mid-Infrared Specrometer PI Giancarlo Bellucci IFSI ROMA
  • (VISTA)  Volatile In Situ Thermogravimetric Analyser) PI Ernesto Palomba IFSI ROMA
  • (NAHRIC) Narrow Angle High Resolution Imaging Camera PI Luigi Colangeli INAF NAPOLI
  • Sample Return Storage and Curation Facility PI John Robert Brucato INAF FIRENZE
  • (MAPIS) Marco Polo Imaging Spectrometer (V-NR) CO PI Cristina De Sanctis INAF ROMA

Inoltre, l’esperienza dell’Italia maturata con lo sviluppo del drill di Rosetta è stata presa in considerazione per l’eventuale dispositivo di acquisizione dei campioni del lander. e potrebbe consentire se  supportata con opportuni finanziamenti un buon posizionamento per lo sviluppo del sistema di Fast Coring previsto sull’orbiter.